Stati Uniti, gli uragani complicano la vita al petrolio

Stati Uniti, gli uragani complicano la vita al petrolio

Non bastava l’uragano Harvey, oramai alle spalle, ora arriva Irma, e poi sarà la volta di Josè e Katia, due eventi che per il momento stanno ancora avanzando con forza crescente nell’Oceano Atlantico, andando ad arricchire di situazioni drammatiche la stagione degli uragani, che si candida ad essere una delle più violente degli ultimi anni.

Oltre agli impatti più terribili (quelli in vite umane), la stagione degli uragani sta impattando negativamente anche sullo dei mercati petroliferi, tanto che gli analisti ritengono che il lento processo di riequilibrio delle forze tra domanda e offerta potrebbe non essersi ancora interrotto.

Nel fine settimana il Brent ha ripreso faticosamente quota, spingendosi fino a 54,67 dollari al barile nella giornata di venerdì, sui massimi da 5 mesi, e ha poi ritrovato la c.d. “backwardation”, una struttura dei prezzi favorevole allo smaltimento delle scorte, considerato che il greggio a pronti vale oggi più di quello per consegna differita.

L’effetto di quanto sopra è ben tangibile, se si tiene conto che nel Mare del Nord, secondo quanto afferma l’agenzia di stampa Reuters, gli stoccaggi a mare si sono ridotti da 10 milioni a 4 milioni di barili. La curva dei futures sul Brent – ricorda ancora il quotidiano Il Sole 24 Ore – sembrava essersi finalmente spostata in modo stabile, per la prima volta da tre anni. Purtroppo, a scompaginare le carte in tavola, è poi arrivato Harvey, che ha così determinato la chiusura di più di un quinto della capacità di raffinazione degli Stati Uniti, facendo temere una riduzione duratura della domanda di greggio.

Fortunatamente molti impianti ma… quanto durerà se i nuovi uragani non deluderanno le attese in merito alla loro forza incisiva e distruttiva sul territorio?

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